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Prima del fuoco

La leggenda degli Uomini della Pietra

SimùGigiOmarVavaSever

Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, molto prima che qualcuno ci scrivesse sopra un romanzo, era abitato da una piccola tribù. Il fuoco non esisteva ancora e al villaggio tutti passavano le giornate a sfregare bastoncini, sperando in una scintilla. Tutti tranne cinque: Simù, Gigi, Omar, Vava e Sever.

Un giorno Simù provò a scendere verso il fondo, ma il lago lo risputava in superficie. Gigi gli passò il suo sasso: Simù lo strinse al petto e scese fino alle rocce, con Omar al fianco a scoprire pesci argentati e luce verde che tremava. Era nata la prima zavorra.

Il sasso di Gigi

Da allora si immersero ogni giorno. Sever legò una liana a un albero della riva per ritrovare la via del ritorno, antenata del mulinello. Vava stabilì la regola più antica: mai da soli, sempre in coppia. E quando arrivò l'inverno e il lago si coprì di ghiaccio, invece di fermarsi aprirono un buco nella lastra e scesero lo stesso, a guardare il mondo sotto un cielo bianco. Furono i primi sottoghiaccio della storia.

Al villaggio li chiamavano, un po' per scherzo e un po' per rispetto, gli uomini della pietra. Il fuoco alla fine arrivò, ma quella scintilla non si è mai spenta. È passata di mano in mano fino a Bergamo. Oggi la pietra è piombo, la liana una sagola, il fiato un erogatore. Il resto è uguale: si scende in coppia, si torna sempre, e si insegna a chi arriva dopo.

Gli altri cercavano la scintilla del fuoco; loro ne accesero un'altra, quella della curiosità per ciò che si nasconde sotto la superficie dei laghi.

Illustrazione della leggenda